Scott Arlotti il veterano: a 19 anni capitano del Rimini

Niente valorizzazione, niente Primavere importanti ma due campionati vinti e una fascia da capitano da indossare, con orgoglio, in Lega Pro. È la storia di Scott Arlotti, che da classe '99 si è già ritrovato ad essere bandiera del Rimini.

Una carriera in biancorosso.
"Da quando ho nove anni vesto questi colori. Prima frequentavo la scuola calcio del mio paese, Coriano. Un'estate feci il camp estivo del Rimini, spinto dagli amici che giocavano nel Rimini, e alla fine gli allenatori mi chiessero di rimanere con loro".

Da quel momento non sei più andato via.
"Mi son sempre trovato da Dio, perché cambiare?".

Scott Arlotti giovanissimo

E adesso la C, conquistata sul campo con due promozioni consecutive.
"In Eccellenza conquistammo 98 punti, eravamo tutti fratelli, questo mi ha aiutato molto a inserirmi, da juniores, in una prima squadra. Nell'anno della D la maggior parte del gruppo è rimasta e per questo non ho pagato molto il salto di categoria. Quest'anno, dopo la vittoria del campionato, la squadra è cambiata parecchio visto l'approdo tra i professionisti. Per fortuna con i nuovi compagni mi trovo bene lo stesso e sono entrato subito bene nei meccanismi di squadra. Non me l'aspettavo, pensavo mi sarebbe servito più tempo per prenderci la mano. Del resto in C il livello è molto più alto, c'è gente che ha fatto la A o comunque ha giocato ad alti livelli".

Tre gol e tre assist.
"Anche quelli non me li aspettavo, diciamo che la rete del Pordenone al momento è la più importante, visto che ci ha permesso di ottenere dopo un intero girone la prima vittoria in trasferta. E ho segnato pure col piede debole davanti a un giocatore che mi ispira tantissimo come Burrai".

Trequartista e capitano. Responsabilità ovunque.
"Il ruolo mi piace tantissimo anche se potrei giocare anche da esterno o seconda punta. Però è dietro le punte che puoi provare a fare una giocata. Il segreto, però, è la squadra: quando sbaglio i compagni non se la prendono perché capiscono che li voglio mandare in porta, apprezzano lo sforzo. E poi svario tanto, dando una mano quando c'è da ripiegare".

E la fascia?
"È il ricordo più bello. La prima partita da capitano in casa è indimenticabile: un'emozione fortissima, un onore immenso. Eravamo contro l'Albinoleffe e abbiamo pure vinto. Indossarla mi dà la carica, non la sento come un peso".

Scott contro l'Albinoleffe (foto Rimini)

Di solito in C troviamo ragazzi provenienti dai settori giovanili professionistici.
"E poi ci sono io che giocavo nei campionati provinciali quando eravamo tra i dilettanti, quando si cambiavano tante presidenze, tante dirigenze e tanti allenatori. So benissimo che non ho avuto lo stesso percorso di altri ma so anche che i tanti sacrifici sono serviti a colmare il gap della mancanza di una scuola calcio di livello maggiore. E poi qui ho avuto grande fortuna perché ho incontrato mister Mastronicola: quattro anni tra giovanili ed Eccellenza. Lui mi ha lanciato ed è stato sempre lui a trovarmi quel ruolo dietro le punte".

Dopo una vita in biancorosso potrebbe arrivare qualche chiamata dall'alto. In tal caso che farai?
"Non lo so, prima finiamo l'anno, segnando e salvandoci. A fine stagione poi si parlerà di tutto. Credo ci sia qualche interessamento ma al momento non mi interessa: ora penso a recuperare la migliore forma fisica dopo l'infortunio. Devo essere più continuo e senza più acciacchi. Vorrei fare di più per raggiungere la salvezza ma sono tranquillo perché con mister Martini stiamo lavorando molto bene. Ora mi godo questa bella annata con i miei amici sugli spalti sia in casa che in trasferta. E con la mia famiglia sempre vicina: ho un rapporto speciale con mio fratello Sean".

Cosa manca ad Arlotti per fare il salto di qualità?
"Devo sicuramente migliorare nella gestione della palla, cercando di avere meno foga nei passaggi e più consapevolezza nei miei mezzi".

Domanda tecnica: cosa pensi delle regole sugli under?
"Sicuramente aiutano perché ti permettono di giocare di più. Però forse quattro in Serie D contemporaneamente sono tanti. Ne terrei tre, come in Eccellenza, per dare il giusto spazio a tutti. Purtroppo, però, tanti mister non hanno la pazienza di aspettare e preferiscono i più esperti".

E lo studio come va?
"Mi son diplomato, perito turistico. Mi ispirava molto imparare le lingue: parlo abbastanza bene francese e spagnolo, un po' meno l'inglese. Però non mi sono ancora iscritto all'università per concentrarmi sul calcio. Nel tempo libero provo anche a suonare la tastiera, come mio padre: lui suona in una band locale, io preferisco andare nel suo studio e rilassarmi".