Michela Catena, La strada di una diciottenne LGI

Hai 17 anni e una passione sfrenata per il pallone. Così un bel giorno prendi ed esci di casa per andare a giocare in una squadra di Serie A, che possa lottare per qualcosa in più della semplice salvezza. Un bel salto nel vuoto: sai quanto ti lasci indietro ma non hai idea di che cosa ti aspetti. Lasci la scuola, gli amici, i tuoi genitori… e parti, con un bagaglio tutto da riempire; con la voglia, ma anche la paura, di doverti costruire da zero. Ti riempi gli occhi di determinazione e in punta di piedi cerchi di ritagliarti un piccolo spazio in una nuova squadra, in una nuova città, in un nuovo ambiente…
Non è una storia rara, questa, per chi gioca a calcio, che sia un uomo o una donna. Ragazzini o ragazzine che corrono dietro alla propria passione, affamati di quei sogni che barricano dentro il cuore. Ed è anche la storia di Michela Catena, originaria di Osimo (provincia di Ancona), classe ’99. Michela, i suoi 17 anni, ama il mare e si trasferisce in Friuli, al nord, dove il clima è rigido, le montagne sono pressoché ovunque e le persone sono chiuse e fredde. Una sfida non facile per il suo carattere: “All’inizio devo dire che è stato difficile...ci ho messo un po’ ad abituarmi alla scuola, ma dopo essermi integrata coi compagni è andato tutto molto meglio; stesso discorso in squadra. I miei genitori li vedo spesso (vengono a vedere le partite), i miei amici un po’ meno quindi a volte sento un po’ di più la loro mancanza. Io in realtà sono una persona timida e molto chiusa, ma se a circondarmi sono persone delle quali mi fido riesco ad aprirmi, e ad essere sorridente e molto scherzosa”. E anche se questo Friuli non la fa impazzire, a Tavagnacco si trova bene. E quel piccolo spazio che sperava di conquistarsi è diventato sempre più ampio, tanto da risultare una pedina fondamentale della formazione gialloblù. Tavagnacco che, partito con obiettivi moderati, ha voluto far sentire fortemente la sua presenza, strappando bei risultati anche contro le formazioni più ostiche: “Il campionato per la squadra è andato abbastanza bene… Siamo terze e in questo finale cercheremo di mantenere questa posizione. Ovviamente durante l’anno ci sono stati alti e bassi (e mi riferisco ai risultati), ma credo che purtroppo siano cose che capitino”. E in questa stagione Michela ci ha messo lo zampino, impressionando compagne e tifosi, crescendo di partita in partita in personalità e stile di gioco: “Per me posso dire che è andato altrettanto bene, mi sono resa conto di essere cresciuta sia come persona che come calciatrice; sicuramente lo devo alla squadra e alle persone che ho avuto al mio fianco: mi hanno aiutato molto sia sotto il punto di vista tecnico/tattico sia sotto quello personale”. E non riuscire a crescere pare difficile quando condividi lo spogliatoio con nomi come Tuttino, Camporese, Brumana e Martinelli. “Sicuramente un po’ tutte e quattro sono state un punto di riferimento in mezzo al campo, ma se dovessi sceglierne una alla quale ispirarmi, quella è Paola: magari per il modo che ha di giocare o per il ruolo… non so, ma sceglierei lei”.
Compi 18 anni e ti ritrovi con una vita totalmente nuova. Non sai se parlare veramente di “sacrificio”, ma sai che ti è costato parecchio arrivare dove sei, nonostante tutti i risvolti positivi che hai raggiunto. A coronare tutto è l’appena agguantata qualificazione alla fase finale dell’Europeo U19. La maglia azzurra fa sempre “volare”, e le emozioni che si porta appresso sono tante.
18 anni... E gioca 90’ alla Dacia Arena, sotto gli occhi di 5000 tifosi, una partita che di sicuro non si dimenticherà facilmente. E altre quelle che sogna, come un Europeo o un Mondiale con la Nazionale maggiore, o (sorridendo, dice) una partita di Champions.
E dopo una stagione coi fiocchi, sul finale arriva un infortunio che proprio non ci voleva. Paralizzata davanti all’ortopedico che le diagnostica la rottura del crociato anteriore, Michela, vuole solo operarsi il prima possibile per rimettersi al lavoro. E poco importa se fra due mesi c’è un esame di Maturità da sostenere, quando al tuo corpo manca l’ossigeno del pallone. “Nonostante sia passata solo una settimana, la voglia di rientrare è già indescrivibile... Si, ci penso alla scuola, ma diciamo che momentaneamente nella mia testa ci sono altri pensieri”. E allora la vedi a bordo campo, con gli schemi in mano, che ripassa mentre le altre si allenano. Gli occhi che divorano il terreno di gioco, ma sorride, dimostrando forza da vendere. “In questo momento mi smuove la voglia di voler tornare a giocare con la squadra e per la squadra; nei momenti un po’ più bui penso che tutto dovrà passare, e quindi mi faccio coraggio e resisto”.
E vorresti dirle che questi mesi passeranno veloci che nemmeno se ne accorgerà, e che il prima possibile la rivedremo in mezzo al campo con la palla appiccicata ai piedi, nemmeno fosse incollata, a scartare un’avversaria, poi un’altra e poi un’altra ancora, con la sua tecnica, tenacia e rapidità. Ma sai benissimo che nulla adesso la farà stare meglio. “Fa parte del gioco”, ti dice… E allora non hai dubbi che lo affronterà alla grande.