Quanto vi “ingrifa” questa Under?

Noi al Mondiale non ci siamo andati. Loro, i francesi, li hanno appena vinti. Eppure al netto di un po' di fortuna, la semifinale dell'Europeo Under 19 vinta 2-0 proprio sui transalpini, lascia in bocca un gusto gradevole che raramente avevamo riassaporato.

Merito dell'aver battuto chi ha saputo riorganizzarsi e centrare due titoli mondiali e una finale nell'ultimo ventennio ? No. Per una volta andiamo oltre Monsier Chauvin.

La nostra battaglia oltre il risultatismo deve evidenziare altri aspetti di una vittoria forse per qualcuno sorprendente. Che in realta' fa riflettere su quanto le nostre risorse siano "sotto stimate" e in prospettiva di livello eccelso.

No, non stiamo delirando. E ve lo argomentiamo.

Partiamo dal "manico". Ovvero il mister, Paolo Nicolato. Per molti un signor nessuno. Per chi ha avuto la fortuna di vederlo lavorare sin dai tempi delle giovanili del Chievo, un "valorizzatore" seriale del materiale umano e tecnico a disposizione. Vincere uno scudetto Primavera anche qui non basta per spiegare le volte che il suo gruppo, smembrato e ricomposto grazie a prestiti da big che dovevan rivalorizzare ragazzi in esubero, ha saputo sorprendere ogni volta dal punto di vista tattico.

Ecco, oggi trovarci Zaniolo determinante in cabina di regia, per non togliere estro e pezzi ad un tridente Capone-Kean-Brignola, ci ha fatto godere quanto l'ennesima profezia breriana della squadra "femmina", che pero' al momento opportuno sa calzare alla perfezione i pantaloni.

Paolo sa che abbiamo una qualita' individuale impressionante. Tralasciamo il reparto arretrato. Dove si puo' e deve crescere ancora molto. Purtroppo si 'e persa la fase del marcare a uomo e solo la sfortuna (due legni) e l'incaponirsi transalpino nel fraseggio corto ci ha graziato. Bicchiere mezzo vuoto.

Siamo pero' davanti ad una metamorfosi generazionale. Per una volta l'equazione granitici-dietro, cinici-davanti si capovolge e , bicchiere mezzo pieno, l'"esubero" di piedi educati sta dalla cintola in su.

Oggi non sono partiti titolari Pinamonti, Mallamo, Melegoni oltre agli squalificati Scamacca e Gabbia. Avevamo 5 classe 2000 titolari e un Tridente Capone-Kean-Brignola che nell'ultima stagione tra Pescara, Verona e Benevento ha fatto qualcosa come 64 gare e 14 gol tra A e B.

Dice nulla la cifra? Quando gli stessi francesi nel 2017 ci tramortirono in finale Under 19 4-0, loro avevano nel roster dei finalisti piu' di 81 gare in Ligue 1. E noi, 7 in serie A,  messe insieme dai soli Locatelli, Barella, Favilli e Di Marco (https://www.youtube.com/watch?v=IaJ9SzbCkBA).

C'e' poi la non trascurabile chiave educativa messa in atto da un codice comportamentale che nel gruppo, a suo tempo, ha saputo dare una sana "cinquina" a chi se lo meritava causa atteggiamenti evitabili. Senza rientrare nel merito dei singoli  (ma citazione sacrosanta oggi durante la telecronaca by Alberto Bollini, uno che di "mani aperte all'occorrenza" ha una laurea ad honorem) vedere come gli stessi siano stati recuperati nell'econmia del gruppo, non lascia dubbi sulla ricetta vincente applicata.

Siamo dunque dannatamente sulla strada giusta. Tra alchimie tattiche di allenatori navigati e professionali, tra staff (Viscidi, sandreani e c.) di grande esperienza e con ragazzi che con le loro qualita costringono altrettanti ragazzi "futuribili" (Antonucci, Sottil, Gori) al ruolo di spettatori.

Manca l'ultimo gradino. Quello che purtoppo non compete ne a noi ne a loro. Quello che dovrebbe imporre regole , in questo momento storico, di "tutela" del calcio di casa nostra. Servirebbe un ente federale che imponesse regole e linee chiare, semplici e soprattutto credibili. Per ora il diktat sulle seconde squadre e l'annessione del Calcio Femminile, "rigettata" dalla Corte Federale, qualificano la credibilita' dei Poltronisti. Come troppo spesso accade in questo paese, le soluzioni troppo semplici giustificherebbero la sola presenza di gente di buon senso. Noi invece, abbiamo bisogno dei dirigenti del pallone ...

Povera Italia, quanto saresti ricca senza queste gramigne del calcio.

Paolo Ghisoni