Reno Piscopo: l’australiano del Renate dal cuore azzurro

Australia, Italia, Australia, Italia, Australia, Italia. Un ping pong continuo, da una parte del mondo all'altra. Tra la maglia azzurra e quella degli aussie. È la storia (e anche la geografia) di Reno Piscopo, uomo copertina del Renate. La Giovane Italia lo ha intervistato per analizzare la sua particolarissima storia, fatta di nazionale italiana ma anche australiana.

Under 15 e 17 con l'Italia, Under 20 con l'Australia. E ora?
"È difficile rispondere. Sono nato e cresciuto in Australia, tutta la mia famiglia è lì. Però da tanti anni sono in Italia. Papà è di origini napoletane, mamma di origini maltesi, tutti e due vivono da sempre in Oceania. Mi sento un po' più australiano ma sicuramente mi sento anche italiano. Quindi in caso di chiamata di entrambe le Nazionali non saprei veramente chi scegliere. Però lavoriamo per meritarci almeno una delle due chiamate (ride NdR)".

Da Melbourne al Renate. Come hai fatto?
"Tutto grazie all'Inter. In Australia iniziai a giocare in una scuola calcio che aveva anche conoscenze in Italia. Arrivai a Roma, due mesi e un torneo con la maglia del Vicenza, chiuso da capocannoniere e con il premio di miglior giocatore. L'Inter era ben presente e si segnò il mio nome. Mi seguirono anche in terra oceanica e, dopo qualche mese, mi presero. Da lì è iniziata la mia carriera in Italia: sei anni in nerazzurro, una parentesi al Torino con Torneo di Viareggio annesso e, adesso, un triennale col Renate".

A 13 anni a 15mila kilometri da casa. Chi te l'ha fatta fare?
"A volte mi domando la stessa cosa. E mi rispondo sempre che siano stata passione e determinazione per provare ad arrivare il più possibile lontano, in questo caso anche geograficamente. La famiglia in questo mi ha aiutato tantissimo, non mi ha mai forzato. Ho scelto io di stare in Italia. Sono partito dall'Australia dicendomi di resistere almeno un anno, pur senza conoscere la lingua. Poi, però confrontandomi con mio padre, ho scelto di rimanere un'altra stagione, nella quale mi sono trovato molto meglio. All'inizio si trasferirono in Italia anche i miei genitori, poi una stanza nel convitto dell'Inter, società che mi ha dato tanto".

E mentre imparavi l'italiano è arrivato anche l'azzurro.
"È stata una bella esperienza, ho giocato con gente del calibro di Cutrone e Locatelli. Ero contentissimo, soprattutto perché rappresentavo le giovanili di una Nazionale forte come l'Italia. Poi ho deciso di cambiare, mi sentivo di voler provare anche la maglia dell'Australia visto che comunque è casa mia. Ed è stato altrettanto bello".

E ora, dicevamo, il Renate.
"Mi è sembrata, e lo è, una piazza ideale per crescere. L'anno scorso non ero riuscito a trovare la giusta continuità, con il mio agente abbiamo scelto di restare per avere un maggior minutaggio. Adesso mi sento più importante per la squadra".

Una stagione non facile.
"Non siamo partiti bene, lo sappiamo benissimo. Ma i primi mesi non è facile trovare l'amalgama, soprattutto se ci sono tanti ragazzi nuovi. Inoltre quando non fai punti mentalmente viene difficile giocare con tranquillità. Adesso, però, speriamo di esserci sbloccati".

Sei uno degli uomini cardine del club. Pressione?
"Non la sento. Provo solo a dare il massimo. So che posso dare una mano per aiutare il club a raggiungere la salvezza che era e resta il nostro unico obiettivo. Son felice che le mie due reti siano state decisive per portare a casa due vittorie, l'obiettivo è di segnarne molte di più".

Domanda di rito: Italia-Australia, Mondiali 2006. Chi tifavi?
"Australia. Però poi andò comunque bene perché vinse l'Italia: papà fu contento lo stesso. E se si giocasse nuovamente tiferei ancora per gli aussie. Se però arrivasse una chiamata in azzurro mi convincerei del contrario (ride NdR)".

Mai pensato di giocare in Australia?
"In futuro, perché no? Il calcio australiano sta crescendo molto ma, a differenza dell'Italia, ci sono altri sport che se la giocano per il primato: cricket, rugby, tennis, football australiano. In Italia, invece, il calcio batte tutti".

Un giocatore per nazione.
"Tim Cahill, un idolo. Chi viene dall'Australia non può non guardare a lui. E poi, come me, è andato lontano da casa sin da piccolo. Lui però ha segnato tanti gol, spero di farli anche io. E tifo per Arzani, al Mondiale quest'anno: siamo amici, era anche lui al Melbourne. Per l'Italia ti faccio tre nomi: mi piacciono Insigne, Verratti e Bernardeschi, hanno una tecnica pazzesca".