Coltivare giovani con pazienza: il modello Pordenone

Nella vita di tutti i giorni produce barbatelle, cioè il nucleo originario per arrivare alla vite e, di conseguenza, al vino. Nello sport fa più o meno lo stesso. Parliamo di Mauro Lovisa, patron del Pordenone, che crede molto nella crescita, nel lavoro così come nel calcio. Di barbatelle così come di calciatori. L'Under 17 ramarra è campione d'Italia di Serie C, sei giocatori di quella truppa sono già in pianta stabile in prima squadra, una decina di giocatori di tutte le età sono stati "innestati" nei vivai di Serie A. E, nell'ultimo turno di Coppa Italia, contro il Pescara, tre di loro sono scesi in campo per un 2-2 finale che ha lasciato tanto amaro in bocca, vista la sconfitta ai rigori. Abbiamo intervistato il numero uno dei neroverdi per capirne di più sui progetti giovanili dei friulani.

Partiamo dalla fine, da Meneghetti, Lovisa e Bertoli utilizzati in Coppa.
"Nel primo turno, contro l'Albinoleffe, i primi due sono scesi in campo dal primo minuto. Poi, nella sfida al Pescara, tutti e tre hanno giocato contemporaneamente i tempi supplementari, con Meneghetti nuovamente titolare e Lovisa autore del velo per il gol di Magnaghi. Stiamo parlando di tre 16enni al cospetto di una squadra di categoria superiore che non hanno affatto sfigurato. E in panchina c'erano altri due 2001, Nardini e Cotali, e tre 2000, Facchinutti, Peressutti e Lonoce, quest'ultimo arrivato dalla Juventus".

Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di match di agosto, in pieno mercato e con una rosa ancora da completare.
"I tre che hanno giocato contro gli adriatici hanno già debuttato in Serie C nell'ultima stagione. E quest'anno altri loro compagni del 2001 e non solo faranno il proprio esordio in campionato. Noi ci crediamo per davvero nei giovani, li abbiamo inseriti nella rosa della prima squadra, compatibilmente con gli impegni nelle giovanili. Vorrei ricordare che come Pordenone abbiamo vinto il campionato Under 17 di Serie C con una sola sconfitta e con il record di punti".

Analizziamoli nel dettaglio, partendo dal portiere, Marco Meneghetti, cercato da mezza serie A, Juve, Inter e Roma comprese, e dal West Ham all'estero.
"È un portiere di assoluto livello: senza troppi fronzoli, è un portiere che para. Sembra una banalità ma fa il suo e lo fa bene. Certo, deve ancora migliorare ma vista l'età ha ampi margini di miglioramento. Non è un caso che tantissimi club lo hanno richiesto. Decideremo il suo futuro insieme allo stesso ragazzo e alla sua famiglia, credo che quest'anno dovrebbe rimanere con noi".

A centrocampo agisce Alessandro Lovisa, dal cognome pesante.
"È difficile per me giudicarlo, visto che sono suo padre. Lascio giudicare la gente. Io mi limito a riportare i fatti: è un giocatore moderno, sa ricoprire tutti e tre i ruoli a centrocampo, calcia con tutti e due i piedi al punto che non si capisce quale sia quello naturale, è molto tecnico e fisicamente è ben messo, come gli altri due del resto".

Il terzo è Pier Francesco Bertoli, il bomber.
"Ha un fisico possente e un gran fiuto del gol. Solo nell'ultima annata ha siglato oltre 20 gol. Oltre a essere impostato, però, è anche esplosivo. Ed è estroso come solo i mancini sanno essere. Nella finale Under 17, per intenderci, ha segnato col tacco. Anche lui, esattamente come Meneghetti, Lovisa ma anche Niccolò Nardini, sono ricercati da team di Serie A".

A proposito di Serie A: lavorate tanto con i clubmassima serie.
"A loro il Pordenone ha venduto, in questi ultimi mesi, ben 9 profili, tutti dal 2002 al 2004. I grandi club sanno come lavoriamo: Juve, ma anche Torino, Milan e Inter ci conoscono bene".

Leggenda narra che non abbia concesso il campo di allenamento delle giovanili alla prima squadra.
"Già, è capitato che i grandi si siano dovuti adattare. Ovviamente abbiamo trovato altre soluzioni di buon livello, nel pieno rispetto dei calciatori della prima squadra. Però i giovani per noi valgono tanto: dai primi calci fino ai più grandi conosco tutti i 290 ragazzi e in più visitiamo spesso le 16 squadre affiliate. Il futuro sono i ragazzi, una società che ci crede veramente punta sul settore giovanile. Noi per 7-8 anni abbiamo investito in strutture, organizzazione, scouting e tecnici. Da noi agiscono persone laureate, con esperienza e studi alle spalle. Al Pordenone non si improvvisa nulla. E adesso, pian piano, stiamo raccogliendo i frutti del nostro lavoro".