Manuel cuore Toro. Con Juve e Alessandria nel destino

La Juventus nel destino di un cuore Toro. Sembra un colmo o uno scherzo ma, in realtà, è la carriera di Manuel De Luca. L'attaccante classe '98, di proprietà del Torino, ha legato i suoi momenti più importanti della carriera, fin qui, ai rivali di sempre bianconeri. Come nell'annata attuale, che il panzer di Bolzano disputa in Serie C con la maglia dell'Alessandria. Ma facciamocelo raccontare dal diretto interessato.

Prima giornata di campionato, Juventus Under 23 vs Alessandria.
"E subito gol (ride NdR). Non avevo mai segnato alla Juve quando vestivo la maglia del Toro nel settore giovanile del Toro. E ci sono riuscito alla prima in stagione con la casacca dell'Alessandria. È stato emozionante per tanti motivi. In primis perché segnare ai bianconeri è stato veramente bello, a prescindere dal fatto che sia l'Under 23 e non la prima squadra. Poi è stato il primo gol con i grigi, è arrivato alla prima giornata e, in più, è stato fondamentale per la vittoria".

La Juve è nel tuo destino, visto che l'unica esperienza con la prima squadra granata è proprio nel derby.
"Quarti di finale di Coppa Italia a inizio 2018. Nel finale mister Mihajlovic sceglie di mandarmi in campo. Una serata indescrivibile: al di là del risultato che ha poi premiato i bianconeri, non si può spiegare cosa si prova a scendere sul terreno di gioco con la prima squadra del Torino. Sfiorai anche il gol, un mese dopo scesi in C a Renate".

Esperienza particolare quella lombarda: di solito i giovani salutano la Primavera in estate, non in pieno inverno.
"Da classe '98 ero un po' chiuso al Toro, così pensai di andare subito tra i professionisti. Scelsi Renate ma, onestamente, come prima esperienza non andò benissimo. Credo che avrei meritato più spazio ma quando sono stato chiamato in causa ho sempre dato il meglio".

E adesso l'Alessandria. Rifondata e ringiovanita dopo le delusioni degli ultimi anni.
"L'inizio non è stato dei più semplici. Abbiamo trovato difficoltà perché, dopo la vittoria con la Juventus, per cinque turni non siamo riusciti a ripeterci. Siamo un gruppo nuovo e giovane, serviva e serve il tempo di amalgamarci. Ma con mister D'Agostino abbiamo lavorato e stiamo lavorando tanto su questo con la voglia di fare bene e, magari, di centrare i playoff. Come squadra stiamo crescendo e lo stesso vale anche per me: sto trovando la continuità giusta e il feeling col campo".

Come mai Alessandria? Forse perché in Piemonte, non proprio lontana da Torino?
"No, non c'entra. Io semplicemente cerco sempre la squadra che ha più fiducia in me. L'anno scorso, dopo il match in Coppa col Renate, i grigi si fecero subito sentire col mio agente, continuando a farlo anche in estate. Ho capito che tutti, a partire dal presidente, riponevano grande fiducia in me. In più parliamo di una piazza calda e importante. Squadre così mi stimolano".

Dai 13 gol in Primavera alla C, in quest'ultimo anno e mezzo. Differenze?
"Tante. Nel calcio dei grandi ti devi fare subito le ossa per arrivare il più in alto possibile. C'è più intensità, più cattiveria agonistica rispetto alla Primavera. Quest'ultimo è un calcio da ragazzi, quello professionistico è un calcio da adulti".

Tre reti in otto partite. Facendo un piccolo calcolo sei sulla buona strada per la doppia cifra...
"Non ci penso, do il meglio di me stesso e punto a fare il massimo per la squadra. Un obiettivo numerico non me lo sono prefissato, da attaccante ovviamente entro sempre in campo con l'idea di far gol".

Proviamo a unire il Torino e la Lega Pro, magari con un'Under 23.
"Sarebbe bellissimo crearla, anche perché c'è già lo stadio, il glorioso Filadelfia. I giovani sentirebbero ancora più vicina la prima squadra, rimanendo a Torino e ci sarebbero più occhi puntati, compresi quelli dei tifosi che seguono con attenzione le giovanili".

Arrivi da Bolzano, non proprio la patria del calcio. E nemmeno il posto ideale per dar calci a un pallone per strada...
"Mia sorella Denise giocava a pallone sin da bambina, la passione in famiglia era tanta. Ho iniziato in una scuola calcio vicino casa perché, vedendo mia sorella giocare, volevo giocare anch'io. I miei mi accontentarono e da lì iniziai tutta la trafila, passando per Sudtirol, Inter e Torino. I nerazzurri mi videro a Verona nei Giovanissimi Nazionali: provino superato e un anno in prestito. Poi non trovarono l'accordo con i biancorossi e l'affare sfumò. Allora arrivò un nuovo prestito, stavolta al Torino, campionato Allievi Nazionali. Anche lì, dopo un anno, l'affare non fu semplice: ma alla fine il Toro scelse di prendermi. E ora sono un cuore granata".

E tua sorella?
"Lei comunque continua a giocare, in una squadra delle nostre zone nelle serie minori. Direi che devo dirle grazie".