Giuseppe Borello, tra Piemonte e Calabria col gol in tasca

Una vita in Calabria, un 2018 in Piemonte e un ritorno in grande stile, a inizio anno, nella propria terra. Questo l'identikit geografico di Giuseppe Borello, scattante esterno d'attacco classe '99, cresciuto nel Crotone e, attualmente, un po' più in là in quel di Rende.

Quattro società nel tuo ultimo anno e mezzo.
"Dopo il settore giovanile al Crotone e gli ultimi sei mesi a Torino in prestito, sono passato al Cuneo in estate: 15 presenze e 2 gol anche se con un po' di difficoltà per il modulo, visto che giocavamo col 3-5-2 e non era il massimo per me adattarmi. Questa difficoltà tattica e le difficoltà del club, ora con tanti punti di penalizzazione, mi hanno portato a cambiare in inverno: a Rende sono tornato vicino casa ma, soprattutto, gioco all'interno di un 3-4-3 che mi permette di esprimermi al meglio".

Un anno in Piemonte, in pratica.
"Sì, proprio l'anno del passaggio nel calcio dei grandi. E non è un cambiamento semplice: rispetto al calcio giovanile è totalmente differente, bisogna tener sempre conto dei risultati, devi farti apprezzare dai grandi e dare subito una mano di aiuto. Devo dire che, per fortuna, sia a Cuneo che adesso a Rende i più anziani mi hanno aiutato molto. Tornando al Piemonte, devo dire che a Torino mi sono trovato molto bene: vivevo in una bellissima città e giocavo in una grande squadra: ho anche vinto una Coppa Italia Primavera segnando in finale. La scelta di Cuneo era stata dettata anche dall'essermi trovato bene da quelle parti".

Come è stata la lontananza da casa.
"Ovviamente un po' si sente ma per fortuna, mi ambiento subito e sono socievole. E poi, se hai in mente di voler fare il calciatore, devi abituarti presto all'evenienza".

Quando hai capito di voler fare il calciatore?
"In Primavera ho iniziato a capire che il professionismo era alla mia portata, mi allenavo con la prima squadra e ho intravisto questa possibilità. Poi è stata molto dura, più vai avanti e più diventa difficile".

Intanto la maglia rossoblù in A l'hai già indossata.
"Ho i brividi se ci penso. Sono entrato gli ultimi minuti del primo campionato in massima serie, nella giornata della salvezza. Esordire e festeggiare la permanenza in A, tutto in una sola volta. È stata un'emozione grandissima, non mi vengono le parole per esprimerla".

L'esordio in Serie A per Borello (Foto FC Crotone)

L'esordio in Serie A per Borello (Foto FC Crotone)

E poi?
"Il ritiro con la prima squadra, qualche panchina e poi sono andato a Torino. Nel frattempo ho cercato di strappare qualche segreto del mestiere, soprattutto sui movimenti, a Stojan e Nalini anche se come interpreti di questo ruolo mi piacciono molto Politano e Suso".

Come ci sei finito al Crotone?
"Sono nato a Taverna, in provincia di Catanzaro. Giocavo per strada con gli amici, poi a 10 anni sono entrato in una scuola calcio nel capoluogo. Lì sono migliorato molto e, infatti, ho superato il provino con il Crotone a 14 anni, entrando nei Giovanissimi. Da lì tutta la trafila e un contratto ancora in essere".

Il presente si chiama Rende.
"Vivo con altri miei compagni in una città carina, tranquilla e senza pressioni, in una squadra che permette a noi giovani di esprimerci al meglio. Eppure ero arrivato in un periodo difficile, con parecchi risultati negativi uno dietro l'altro. Non è stato facile invertire la rotta ma siamo un gruppo molto intelligente, abbiamo capito gli errori e li stiamo correggendo. La salvezza direi che è cosa fatta, ora vediamo se riusciamo a entrare nei playoff".

Ed è arrivato anche il primo gol con i calabresi. Il terzo in stagione dopo i due con i biancorossi piemontesi. Non male, per essere un debuttante. Il più bello?
"Il più importante sicuramente è stato quello contro la Virtus Francavilla di una settimana fa: come detto, venivamo da un periodo difficile, non vincevamo da tantissime partite ed è stata una svolta. Anche se il primo è sempre il primo: è stato emozionantissimo, non credo riuscirò mai a dimenticare quell'emozione vissuta col Cuneo".

Chiusura sulla questione under: come fa un giovane a rimanere tra i professionisti?
"È difficile sfondare e, infatti, in tanti si perdono. Credo che molto dipenderà da me, da come mi alleno e da come gioco. Reputo fondamentali stile di vita e alimentazione, ti permettono di dare quel qualcosa in più che può fare la differenza. Perché, se non sei un predestinato, è fondamentale curare i dettagli".